A migliaia di chilometri da qui

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Ogni storia ha un suo momento per essere raccontata, ne sono convinta. Come se così, scegliendo il momento giusto intendo, assumesse un’importanza differente. Ci sono dei piccoli stralci di vita che durano pochi istanti ma che ti porti dentro per tanto, li ricordi con tutte e tre le dimensioni, e davvero ti piacerebbe esserci di nuovo dentro se solo fosse possibile. Ecco, il momento di raccontare questa di storia, è arrivato. Se avessi ancora il portafoglio che mi hanno rubato qualche mese fa potrei anche risalire al giorno esatto, stava lì dentro lo scontrino dietro cui avevo appuntato quel nome, uno scontrino su cui c’era il prezzo di un muffin al cioccolato e di un caffè grande. Probabilmente era uno degli ultimi giorni di Agosto o forse uno dei primi di Settembre dello scorso anno, l’ultimo giorno comunque di permanenza a San Francisco. Poche ore dopo avremmo affittato un’altra macchina per tornare a Santa Barbara e goderci ancora una volta l’oceano e i fantastici Club Sandwich di quel chiosco al porto dove lavorava quella cameriera con un viso acqua e sapone che adorava l’Italia. Ultima mattinata nella città dalle mille discese e salite –Ci vediamo all’una al chiosco a Powell station, mangiamo qualcosa e poi torniamo a casa- Stavo cercando di catturare tutto quella mattina lì, c’era un cielo di un azzurro tale da sembrare modificato con un programma di fotoritocco, un’aria calda piacevole e una leggera brezza che faceva muovere le foglie sugli alberi. Attraverso l’obiettivo di una macchina fotografica scattavo foto perché volevo che il più possibile rimanesse impresso dentro di me, e a quelle foto come un allegato di una mail io mentalmente ci univo odori e sapori, per renderle più vere. All’ora di pranzo in realtà avevo voglia di fare colazione, e così, in quel piazzale antistante l’ingresso della stazione Powell a cui si accede attraverso una scala mobile, ho preso un muffin al cioccolato e un caffè grande. Ed è li che la sento, mentre con gli occhi al cielo per godermene il colore addento il mio muffin e aspetto che il caffè si raffreddi un po’. In questa piazzetta che sembra quasi una stanza senza tetto risuona una melodia che non potrò più dimenticare, una melodia e una voce che mi affascinano all’istante, sono lì e sono circondata da questa musica, come fai a dimenticarti di un momento così? Non avevo idea di chi fosse la voce che cantava, poco male, mi alzo munita di una penna e dello scontrino su cui scrivere, decisa a scoprire chi fosse. C’è un uomo dietro quel bancone, assorto in chissà quali pensieri, pensieri che di sicuro interrompo quando mi avvicino e gli chiedo chi è che canta, lui mi guarda e mi sorride, con uno di quei sorrisi che trasmettono positività, non mi dice nulla e lo vedo che si gira e cerca dentro una borsa da cui poco dopo tira fuori la custodia di un cd –E’ lei! E’ bravissima vero? Sono le note adatte a questa piazza, sembrano cucite addosso a questo luogo- capisco più o meno questo di tutto ciò che lui, nel suo americano veloce, dice. Mi porge il cd e scrivo subito quel nome, Jacqui Naylor – Shelter, lì, su quello scontrino di pochi minuti prima che proprio lui aveva battuto. Torno a sedermi al mio tavolino e continuo assorta ad ascoltare. Poi passa del tempo, il tempo di tornare in Italia, il tempo di ricordarsi di lei e di cercare la sua musica, un jazz caldo che tiene compagnia, strano ascoltarla in questo continente qui, trovo tutti i suoi album tranne uno, proprio Shelter. Bizzarra la vita a volte. Così quelle canzoni lì non le ho più potute sentire, sono rimaste insieme a quel momento in un altro continente a migliaia di chilometri da qui. Di tempo ne passa ancora, tempo in cui hai l’occasione di presentare la sua voce anche a qualcun altro che alla fine scopri si affeziona al suo suono quanto te. E arriva anche il momento in cui lei, in un suo tour in Europa, fa anche una tappa in Italia, inizio di Marzo a Milano. Avrei voluto esserci, sul serio, sarebbe stato bello. Ma un aereo che non mi avrebbe riportato in tempo per lavorare a Roma la mattina seguente me lo ha impedito. Ci è stato quel qualcun altro al posto mio, ed è un po’ come se anche io l’avessi ascoltata, davvero. Lei così carina che ha anche dedicato una canzone che ancora deve uscire a questi suoi inusuali fans italiani. E passa ancora del tempo dopo il suo concerto, fino al giorno in cui nella mia posta trovo la foto della copertina di un cd, lo stesso che avevo visto quel giorno a quel chiosco, Shelter, una copertina con una dedica scritta sopra -Blue milk, see you next time. Jacqui- E allora ripeto, come fai a dimenticarti di un momento così? Il puzzle è ricomposto, potrò riascoltare di nuovo quelle canzoni grazie ad una persona davvero speciale che non finirò mai di ringraziare. Lo avevo detto io che era giunto il momento di raccontarla questa storia.

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4 Risposte to “A migliaia di chilometri da qui”

  1. Giulietta Sfrattata Says:

    Wow ….. meraviglioso! era proprio ora!

  2. simona Says:

    Come fai a farmi vivere come se fossi te le cose ke racconti?!
    Ke figata B.M.! Proprio brava!
    Un bacio
    simo

  3. M Says:

    Tu sfili attraverso il quieto inverno. Dov’è il tuo stile, là fuori nell’assolato deserto, sconfinate galassie di polvere, spine di roseti, grani di rosario, pietre sbiancate, bottiglie e auto arrugginite. Sottile recinto di fildiferro nella mente divide il cuore. Il vento allontana tutti i suoni. Volgere le spalle con un sussulto – gli occhi ciechi senza palpito – dietro ai muri sorgono nuove storie e svegliano sbadigliando e piagniucolando la bizzarra alba dei sogni. Presto, all’alba, servendo segretezza e smarrimento, macinando freddi giardini in fiori in movimento. L’idea della visione fugge, la ragazza il cui cuore è un oceano, il cui occhio è il suo corpo.

  4. Vincenzo Says:

    Buongiorno, non riuscivo a dormire stamattina, ho caricato alcuni miei libri su Anobi e vedo che hai visitato la mia libreria, faccio un salto sul tuo blog (bello) e leggo la storia di “A migliaia di chilometri da qui”. Vera, inventata … non fa differenza. Ricordo il mio primo viaggio a in quel di S.F. sono passati un sacco di anni. Il tempo è fatto per trascorrere … E via a fare colazione che si va a lavorare. Ciao. V

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