Maledette calze (qualcuno lo pensa)

Voltarsi
Non lo so perché ho
deciso di metterle.
Forse per ricordare a me
stessa che questa sera non c’era tempo per avventure.

Già, questo è un segreto
e forse non ve l’ha mai confidato nessuna, nell’intimità, in quei momenti in
cui noi donne la smettiamo di essere attrici (tutte lo siamo, non vi ingannate)
in cui ci piace raccontare qualcosa di rivelatore, che però, poi, inspiegabilmente non ci ricordiamo di aver
detto…
Le calze… le mettiamo
sempre negli appuntamenti pericolosi, quelli in cui c’è il rischio di non
controllarsi. La calza è la cintura di castità dei tempi moderni, da il tempo
necessario, nel levarsi, per farci recuperare la ragione. Se questa fosse
persa… e se la volessimo recuperare, chiaramente.

Ora che sono in macchina
e ascolto un cd alla rinfusa, altro segnale di serata non premeditata, le sto
odiando.
È come se mi togliessero
ossigeno.
Per fortuna ho bevuto
del buon Refosco questa sera, chiaramente mi è stato detto chiamarsi tale, io
potrei dirvi solo che era rosso, rubino, di un gusto pieno leggermente amaro,
un vino a cui certo non manca solarità, nonostante arrivi da una terra fredda,
uno di quei vini che ti scaldano.

Viaggio lenta e
pensierosa, leggera come solo una buona compagnia e un’ottima cena possono lasciare. Penso a come piace certe volte
lasciarsi incantare e cullare, come se i desideri superassero con facilità la
concretezza dei momenti e dei fatti.

…maledetta distrazione.
Mi sono persa.
Accosto lentamente,
scendo, come se, con i piedi al suolo, fosse più semplice recuperare lo zenit.
Ci guardiamo lui sorride
ma, diversamente dal solito, non apostrofa nulla… a dire la verità non ricordo
che l’abbia fatto per tutto il viaggio… forse è geloso della mia cena?
Strano.
Mi devo essere distratta
di nuovo, perché lo vedo che si allontana verso un muretto e continuando a sorridermi beffardo mi fa segno di
seguirlo. Lo seguo solo perché non mi va di restare sola, ma lui non può
conoscere questi posti…
Si arrampica, si siede
sul muretto e mi allunga la mano, proprio oggi che non ho le ginniche ma un bel
tacco dieci (messo apposta per farlo sentire basso, eheheh).
Che si deve fare? Mica
posso rovinarmi la serata proprio ora solo perchè non capisco?
Lascio li la scarpe e mi
arrampico, senza il suo aiuto però.
Giusto per rimanere
nella situazione di poter tornare indietro!
Come siamo su quel
maledetto muretto vedo benissimo prima che lui salti giù quale sarà il suo
prossimo passo… quella piscina che si intravede attraverso i castagni.
Lo sapevo che mi
fregava, lo sapevo che non dovevo mettere le calze.
Come al solito non mi
aspetta, non capisco perché, continua a ridere e se ne sta silenzioso,
antipatico. Beh antipatico no.
Se ne sta sul bordo come
a dire, ormai che siamo qui potresti insegnarmi a fare sta benedetta rana.
Poi sei tu che ti sei
fermata! 

Le calze quando sono
uscita non le ho rimesse.

devo smetterla di fare
le cose convinta che ci sei…

In fondo anche Vasco
lo diceva….

"Va

se proprio te lo devo dire
le calze nere non mi fanno morire
eh, sarò strano
ma se non le hai non muoio…"

Me ne
ricorderò la prossima volta, stanne sicuro. E poi questa rana, prima o
poi la dovrai imparare a fare, io non mi arrendo…

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Una Risposta to “Maledette calze (qualcuno lo pensa)”

  1. wyllyam Says:

    mmmm ecco perchè non rispondeva nessuno alla mia chiamata…
    😉

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