Dash e Lego

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Una volta i fustini del Dash erano rotondi. Dei cilindri alti più o meno 50 cm e io non vedevo l’ora che mamma ne finisse uno per appropriarmi di quella scatola tonda colorata. Andavo in giardino e la scuotevo per farne uscire tutti i residui di sapone, come dimenticarne l’odore. Quei granelli che sapevano di pulito, che sapevano di buono. Conservavo lì dentro tutti i miei Lego. Dopo due figli maschi e dopo tanti anni sono arrivata io, la piccola ballerina dagli occhi vivaci, soprannome guadagnato per un costume di Carnevale di quando avevo due anni. Una ballerina col suo tutù. Peccato che un tutù a parte per Carnevale io non l’abbia mai portato. Le vedevo quelle bambine lì in fila una dietro l’altra a eseguire disciplinate i loro passi, piccole dentro i loro body rosa. Le vedevo quando passavo stretta alla mano di mia mamma, io col mio body blu elettrico che non ne volevo sapere di danza classica, io che volevo fare le acrobazie, io che saltavo su e giù dalle parallele asimettriche e che con un trampolino facevo i miei salti su un tappatone e su un cavallo. In quel cilindro di cartone tutti quei pezzi colorati, le mie costruzioni. Mi piacevano quelle con i pezzi piccolissimi, non volevo giocare con i mattoncini grandi, non li potevo gestire bene, non erano plasmabili quanto volevo. Le bambole erano lì, in bella mostra nella mia stanza, e io ai piedi del letto a costruire il mio mondo. Avevo già deciso il mio futuro, una bambina dell’asilo che non sapeva che un giorno avrebbe fatto esattamente quello, costruire casette. Qualche giorno fa sono entrata nella mia vecchia stanza per cercare un libro e sotto la scrivania ho rivisto quel fustino del Dash, ci ho messo un attimo a rivoltarlo sul pavimento. Rumore secco e sordo di plastica che cade sulle piastrelle, ho costruito una casetta, non come facevo da piccola, diversa, ma con lo stesso entusiasmo, l’ho lasciata lì, sulla scrivania, magari un giorno la migliorerò. Chissà se da qualche parte c’è ancora il mio body blu…

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4 Risposte to “Dash e Lego”

  1. wyllyam Says:

    eh… i lego… quante case ho costruito e quanti cuori ho infranto con i lego…

  2. giovanna Says:

    sei davvero unica,bluemilk.Io non provo invidia per niente e per nessuno,ma per il tuo modo di scrivere,sì.

  3. Maya® Says:

    anke noi usavamo i fustini tondi del Dash, ma li ho distrutti tutti e voluti togliere dalla mia vista, una volta ke mamma, lavando, ha scambiato la mia maglietta preferita….l’ho odiato il Dash, ma ancora amo il Lego:)

  4. bingo172 Says:

    La Coperta.
    Non ricordo con esattezza di quale marca fosse il detresivo comprato da mia madre ma ricordo con esattezza la forma del fusto cilindrico.
    E’ strano pensare che in quel pozzo ci fossero tutti i desideri realizzati da bambino, tutti giochi ed i pezzi che restavano degli stessi…ma perbacco..la dentro in realtà ci stavano anche i sogni da realizzare, piccoli pezzi ai quali un sorriso soltanto si poteva donare ma che messi nella giusta posizione e secondo l’illogica fantasia potevano “tirare in piedi” un Rataplan di quelli indimenticabili.
    Ricordo una coperta, sulla quale…anzi nella quale la Domenica mattina versavo come fossi stato un vinicultore al farsi della spremitura nuova, tutti i pezzi che già stavano lavorando a formare un disatro..con un suo perchè.
    La Coperta, a quadrettoni rosa ( io il terzo dopo due Sorellone…che ridete? )
    che alla fine di quel sogno spezzato dai profumi dei pranzi domenicali veniva riposta..a tempo determinato.
    ….fantastica leggerezza…

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