E così inizia una giornata

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-Dove sono finiti i miei cd?- Se lo chiede ad alta voce nella fretta di un ritardo che al passare di ogni minuto aumenta inesorabilmente. Ordine, dovrebbe imparare prima o poi a metterne un po’ nelle sue cose, ma non è questo il momento di pensarci. Ascolterà la radio, la sua musica stamattina non ha voluto farsi trovare. Freddo, pensa questo, -fa freddo-, avrebbe bisogno di un paio di guanti ma è veramente troppo tardi e memore dell’insuccesso appena ottenuto nella ricerca dei cd decide di uscire. Borsa in mano, semivuota, il suo contenuto lo stringono le sue braccia, sistemerà tutto con comodo in macchina, lì di tempo ne ha, anche troppo, tempo per mettere ordine alla sua borsa, a se stessa e anche ai suoi pensieri. Di corsa come sempre scende i gradini, veloci, uno dietro l’altro, -domani, domani prometto di essere più veloce- ma sa già che è una di quelle promesse che non riuscirà mai a mantenere, ma le serve, è come un chiedere scusa a se stessa per peccare sempre nelle stesse cose.

Gira la chiave ed inizia la giornata. Un volume piuttosto alto scandisce canzoni che invadono tutta l’auto, ma non le da fastidio; freneticamente cambia stazione appena sente accenni di note che stonano col suo umore, solo musica a tema vuole ascoltare. Le piacerebbe poter sfrecciare su qualche strada, la velocità ti libera, vedere il mondo che ti scorre ai lati senza che tu abbia il tempo di soffermarti su qualche particolare ti svuota, ti permette di non concentrarti e  a volte serve. Le piacerebbe, ma la realtà del traffico cittadino è ben diversa. Inchiodata nel lungo serpentone di scatolette metalliche contenenti vite frenetiche, è così che dovrà passare quasi un’ora del suo tempo, un’ora che la fa arrendere, il finestrino è lì, il mondo fuori cerca solo la sua attenzione.

Si gira leggermente di lato con il pugno chiuso della mano sinistra appoggiato alla guancia e gli occhi rivolti a particolari ogni giorno nuovi che la fanno perdere e distrarre. L’automobilista dietro di lei la odierà già di sicuro, glielo dice il suo clacson nervoso ogni volta che parte con un ritardo di qualche secondo rispetto all’auto che la precede. Vorrebbe scendere e urlargli contro ma questo non si accorderebbe col suo modo di essere, così si limita a un’occhiataccia dallo specchietto retrovisore, sa che lui la sta guardando e sa che questo servirà probabilmente a far aumentare la sua rabbia ma lei è fatta così, le piace sfidare, anche solo con uno sguardo, non può farne a meno. Nell’auto che le sta accanto c’è un ragazzo avvolto nei suoi pensieri e nel fumo di una sigaretta, probabilmente fa troppo freddo anche solo per tirare giù il finestrino e lasciare che quel fumo inquini un’aria che di puro non ha più nulla se non il suo nome. Sembra un quadro dentro quella specie di alone di fumo, o una foto sfocata.

Non ci riesce proprio, a concentrarsi sul percorso, succede sempre così, piccoli segnali che la distraggono e lei che in realtà non aspetta altro che lasciarsi distrarre perché la concentrazione la porterebbe verso pensieri che vuole abbandonare lì da soli, almeno per questa mattina. I semafori corrono uno dopo l’altro, le loro luci e le loro attese. Il telefono è ancora spento, lo accende sempre tardi, a metà mattina, è il suo modo per creare una zona fuori dallo spazio e dal tempo, una zona nella quale il mondo esterno non la possa rintracciare semmai avesse voluto farlo. Si, perché le piace non farsi rintracciare, non vuole che la si possa sempre controllare, ha bisogno di spazio su una nuvola, da non condividere con nessuno, e non per egoismo o per scarsa malleabilità, no, quello spazio le serve come rifugio, come posto che sia suo e nel quale si possa permettere di prendersi tutto il tempo che vuole per pensare e anche per decidere di non farlo. Ma non è su tutto questo che sta meditando ora, si sta solo perdendo in immagini lì fuori, ma non c’è da preoccuparsi, si recupererà, come fa ogni giorno, alla fine di quel viaggio.

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8 Risposte to “E così inizia una giornata”

  1. chelsea11 Says:

    c’è qualcosa di autobiografico in questo racconto????

  2. blue.milk Says:

    Direi di si, ci sono io dentro, più autobiografico di così, ehehehh!!!

  3. eleonoraaa Says:

    ma daii conosci ronciglioneeeee miticaaa ;D
    baci ele

  4. Maya® Says:

    adoro i tuoi post…scrivi così bene,rendi così bene….complimenti!!!Clap clap!!

  5. radiorigo Says:

    ciao, chi ha ucciso laura palmer?

  6. chelsea11 Says:

    è tanto che non ci sentiamo…come va???

  7. Briciolanellatte Says:

    Buon weekend

  8. Nesos Says:

    :-! 🙂

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