Ad ognuno il suo tempo

Light_2 Esistono modi differenti per incrociarsi, per sfiorare le proprie esistenze. Esistono modi che non rientrano in quei canoni che dovrebbero ai nostri occhi sembrare normali. Esistono modi e tempi differenti. E non sempre si incrociano. Imparare ad aspettare, anche se sai che quell’orologio che non è il tuo misura i secondi con una lunghezza che tu non conosci. Ti sforzi per capirla, è un orologio, ci deve essere un modo per capire come scorra il suo tempo, non lo dai a vedere, ma sei lì che studi ogni suo minimo ingranaggio, hai tutti i pezzettini davanti ma poi ti rendi conto che ce ne sono di nascosti e non sai come smontarli, e non sai come capirli. Ma tutto torna, non sai quando, non sai come, ma sai che è così. E’ inutile tentare di sincronizzare quei tempi che palesemente sono differenti, ognuno per il suo motivo, ognuno con la sua velocità, devi lasciarlo correre e non pensare neanche per un attimo di ostacolare il suo cammino, solo così forse, nonostante le due differenti velocità, ci sarà un momento in cui si incroceranno. L’hai studiato sui libri, il moto rettilineo uniforme è praticamente inesistente in natura, ci sarà sempre qualche causa esterna che ne devierà il percorso e ne muterà lungo il tragitto la velocità, basta saperlo seguire, basta non pretendere di scegliere il percorso, il nostro, figuriamoci quello di qualcun altro. In attesa di agire, sono giorni questi in cui non hai neanche il tempo di pensare, ma manca poco, poi potrai riappropriarti dei tuoi tempi e delle tue esigenze, e lì verrà il bello, o il brutto.

“Ma neanche per un attimo la sfiorò l’idea che forse sarebbe stato più facile trovare Ultimo che non il circuito. Molti anni prima lei gli aveva scritto in un diario quello che si sarebbe aspettata da lui, e lui l’aveva fatto. Adesso toccava a lei. C’era un disegno, e si trattava solo di fare quello che c’era scritto lì. Non è importante se le persone, alla fine, non riescono a trovarsi. Non tradirsi, quello è importante.”

                                            – Questa storia – A. Baricco

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5 Risposte to “Ad ognuno il suo tempo”

  1. doidualc Says:

    difficile l’equilibrio…tra rispettare i tempi e direzionare gli avvenimenti…il fatto è che i tempi non sono comprensibili perchè variabili anche all’interno dello stesso “orologio” senza quelle regole generali che tanto ci piacciono! e all’improvviso ti trovi con in mano un potere e un gioco che non sai gestire…quindi chiudi gli occhi e…respira…al ritmo del tuo respiro.
    in bocca al lupo

  2. Maya® Says:

    e ki se lo può dimenticare Twin Peaks….bellissima la sigla,e a me piaceva Bobby!!:D

  3. vancram Says:

    La Grand Junction era una linea ferroviaria, una delle prime […] correva come un’incrinatura lungo un vaso, sulla terra e sul mare, da Londra a Dublino […] Tutte le mattine, un messo dell’Ammiragliato consegnava all’impiegato di turno del treno postale Londra-Dublino un orologio che indicava l’ora esatta. A Holyhead l’orologio veniva consegnato agli impiegati del traghetto di Kingston che lo portava a Dublino. Al ritorno gli impiegati del traghetto di Kingston riportavano l’orologio all’impiegato di turno del treno postale. Quando il treno arrivava di nuovo a Londra l’orologio veniva riconsegnato al messo dell’Ammiragliato. Così ogni giorno, per centinaia di giorni.

  4. blue.milk Says:

    “…prezioso come un segreto, prezioso come un gioiello, un orologio che teneva la ferrovia insieme, che teneva Londra e Dublino legate una all’altra affinchè non svanissero alla deriva di una babele di tempi ed ore differenti…”

    Era questo in fondo il senso, ognuno col suo orologio, ognuno coi suoi tempi su quel treno, ma c’è n’è uno che li governa tutti, e sono convinta che prima o poi anche le lancette che ora corrono in modo differente si allineeranno a quell’orologio…

  5. radiorigo Says:

    sono certo che per ogni coppia di ritmi, anche se scanditi da intervalli completamente diversi, esista un momento in cui il tocco è unico, tanto da non notare praticamente la differenza. non è il mio mestiere fornire soluzioni, ma posso asserire senza paura di essere smentito che attendere l’attimo giusto sia un’ottima tattica, coglierlo, poi, è forse ciò che sta più vicino alla soluzione.

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