Un viaggio diverso

Ho lasciato a casa la macchina questa mattina. Succede sempre così verso fine Novembre, il già caotico traffico di una grande città che vive la sua routine fra tutti quei motori che lei non avrebbe mai pensato di accogliere lungo le sue vie, impazzisce… Complice il freddo, la voglia di guadagnare quella mezz’ora di sonno, la voglia di ascoltare lo stereo a tutto volume, la voglia di andare in giro per vetrine troppo difficili da avvicinare, complici insomma un elenco infinito di cose, ogni viaggio di pochi chilometri per spostarsi da una parte all’altra di quelle membra urbane dove sei nato, diventa un’impresa titanica. Così ho deciso. Questa mattina mi sono alzata un po’ prima e sono andata con i mezzi. E’ strano come ci si senta differenti in una situazione di non intimità, sei a stretto contatto con tante persone, ognuno immerso ancora nei propri sogni, ognuno immerso ancora nel suo mondo. Mi sono seduta al mio posto decisa ad isolarmi ascoltando la mia musica, ho sistemato gli auricolari ed alzato a dovere il volume, i miei occhi immersi oltre il vetro del finestrino guardavano tutto ma in realtà non guardavano nulla, paesaggio che scorre, non fai in tempo a concentrarti su un punto che già ne hai altri mille davanti a te. In fondo era come se non avessi nessuno intorno, in mezzo a tanta gente me ne stavo per conto mio. Poi in una pausa fra una canzone e l’altra, in quei pochi secondi che separano le ultime note che sfumano da quelle che prendono forma in una nuova melodia mi distraggo dal mio mondo e li sento, li sento tutti. I mondi delle persone che mi sono intorno. La ragazza davanti a me che legge un libro, la signora accanto che è persa in chissà quali pensieri, il ragazzo in piedi che parla con un amico e gli racconta di come una tale Ramona sia stata capace di fargli dimenticare che è iniziato l’inverno, e ancora un’altra ragazza che scrive messaggi al suo cellulare. Sono circondata da universi, e non so a chi dare la precedenza. Spengo la mia musica, lo faccio così, come un gesto del tutto naturale, e mi interesso agli altri mondi che sfiorano la mia atmosfera. Continuo ad ascoltare la conversazione fra i due ragazzi, ho la tentazione di intervenire per dirgli che è vero, le stagioni dentro di noi non sono quelle meteorologiche ma quelle che sentiamo in base a come stiamo, può essere piena estate anche a Novembre, se solo ne siamo convinti. Non dico nulla, ma so che è ciò che sta pensando lui, lo vedo dal suo sorriso. Poi tento di spiare il titolo del libro che legge la ragazza, non ci riesco, ma mi concentro sulla sua espressione mentre legge, è come se stesse vedendo qualcosa che accade davanti a lei, succede così quando entri a far parte della storia le cui parole ti scivolano davanti agli occhi. Il suono di un messaggio che arriva, l’altra ragazza, quella che poco prima ne stava scrivendo uno prende il suo cellulare di nuovo in mano e legge, le sfugge un sorriso, leggero e dolce, sorrido anche io, quasi come se avessero dato a me la risposta che aspettavo, non so chi sia, ma sono contenta per lei. La signora continua ad essere avvolta nei suoi pensieri, non ha un’aria felice, nulla di ciò che accade intorno a lei sembra possa distrarla, e,  per paura di invadere troppo il suo spazio distolgo da lei lo sguardo, ma mi dispiace farlo. Tolgo gli auricolari, non mi servono più, ormai la musica è spenta già da un po’ e, senza quasi neanche accorgermene mi rendo conto di essere arrivata a destinazione, il mio viaggio è finito, di già. Mi alzo e mi volto ancora un attimo prima di scendere, così, per conservare quell’immagine, per conservare i loro mondi dentro la mia testa. Scendo, nessun viaggio da sola nella mia auto mi era sembrato breve come questo. Cammino per la strada ma negli occhi non ho la via che sto percorrendo, ho solo tutti quei mondi che fino a poco prima mi circondavano…

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3 Risposte to “Un viaggio diverso”

  1. mr apples Says:

    Cara Bluemilk, ma me lo dici come fai a scrivere quello che scrivi?
    Ti giuro che la prima parola mi prende, mi passa velocemente alla seconda, e questa alla terza, e la terza alla quarta e la quarta alla quinta e così via in successione fino all’ultima senza soluzione di continuità. E quando finalmente credo di essermi liberato dalla presa, mi accorgo che i miei pensieri sono rimasti impigliati nei luoghi disegnati dalle tue parole, e le mie orecchie sono piene della musica di cui le tue parole sono fatte.
    Ed ogni volta vengo attirato qui come dal canto delle sirene di Ulisse. “E il naufragar m’è dolce…”

  2. blue.milk Says:

    Felice di essere come una sirena che canta… Solo che Ulisse ha fatto di tutto per non venire attirato da loro, spero per te non sia la stessa cosa nel venire a trovarmi qui nel mio piccolo mondo, eheheh!!

  3. mr apples Says:

    Ulisse, pur rischiando, volle sentirle con le sue orecchie! Ed il loro cantare era bellissimo…
    Ed attirato da questa bellezza, rischierò anchi’io! 🙂
    Baci

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